COPPA PIEMONTE 2010 - PRESTIGIOSA VITTORIA DEI SEALS

CAMPIONATO CSAP 2010 I SEALS VINCONO

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COPPA PIEMONTE CSAP 2010: LA RISCOSSA DEI SEALS


Il team Vincente

All'ombra della storica Sacra di San Michele è tornana a brillare più vivida e convncente che mai,  la stella dei Seals di Mondovì. Nella gara del 16 maggio valida per l'assegnazione della Coppa Piemonte CSAP 2010, la squadra tattica del Comandante Viola è tornata a vincere e convincere nonostante una formazione parzialmente rimaneggiata rispetto al recente passato.
Una tradizione di vittorie in Campionato ed in Coppa (fino al 2000 e poi di nuovo a partire dal 2004) sono un bagaglio impegnativo da portare appresso, specie considerate le alterne fortune dell'inizio del Campionato CSAP, ma l'aria frizzante di maggio sembra voler confermare il trend positivo instaurato con la vittoria della seconda tappa di Sanremo. A dispetto di una sveglia non proibitiva, del tempo soleggiato e della location, il team è più taciturno del solito: mancano le telefonate bufala a Igor, le battute ed i richiami a scherzi ed aneddoti che sono noti solo ai membri. Si parla tranquillamente del più e del meno, preparandosi ad affrontare una gara senza appello, il cui book, per altro, si è rivelato particolarmente parco nel fornire informazioni.
Superate con la giusta dose di autoironia alcune piccole difficoltà burocratiche inerenti l'attrezzatura, il team viene imbarcato su un mezzo gommato simulante un balzo elitrasportato: luci rosse e verdi di stop&go per bucare appena l'oscurità interna ed un'assordante registrazione di volo a sovrastare la non indifferente voce di Viola creano rapidamente il giusto livello di pathos e disorientamento.
Al "tutti fuori" la squadra guadagna il terreno come un sol uomo, l'ordine è nonostante tutto impeccabile, i settori ben coperti ed il primo cecchino viene snidato in pochi secondi.
Alzando lo sguardo sopra la cima degli alberi appare evidente l'orografia complessa e vasta che ospiterà le fasi di gioco: un caotico e spettacolare anfiteatro di piccole vallate facenti riferimento ad un impervio bacino idrografico principale.
La parentesi paesaggistica si apre e si chiude in un battito del cuore, la consapevolezza torna alla linea di mira del fucile, i sensi si fanno più acuti, si memorizzano e si escludono in pochi istanti i rumori abituali dell'ambiente ed il team è pronto.
Avanti con lo schieramento deciso durante il "volo": davanti Lollo e Simo con Igor ed Erik in supporto, Francy (molto) libero a destra, Viola ed Andre giusto a sinistra del gruppo, Paolo a tenere d'occhio le "ore sei".
Bastano poche centinaia di metri in forte pendenza e la squadra si adatta al terreno, cambiando forma quando necessario, senza bisogno di indicazioni, senza mai perdere contatto e posizione.
Al contatto con la MLR nemica la squadra perde Viola, si riorganizza in qualche secondo acquisendo situation awarenes grazie alla posizione sopraelevata di Francy e penetra di slancio in un casolare ben fortificato portando a termine una manovra avvolgente.
L'area (piuttusto ampia) viene bonificata in pochi minuti, poi Paolo fa il punto carta mentre la squadra ricarica e copre a turno con tranquilla efficienza. Tra gli alberi l'erba verde brillante si agita appena nel vento che scuote le piante ad alto fusto.
È una scena che sembra rubata ad Apocalipse Now, ma non suona la Cavalcata delle Walkirie per i Seals: il nemico se c'è, non si fa vedere.
Il secondo settore si rivela più impegnativo dal punto di vista del territorio: la squadra avanza in leggera salita, sovrastata a sinistra dai contrafforti della valletta appena abbandonata e viste le condizioni ideali per un'imboscata, scala gradualmente verso l'alto. È un procedimento faticoso, ma pagante: il margine destro della linea incappa nel punto centrale della difesa e lo supera con due perdite mentre l'ala sinistra si richiude con ordine sebbene l'accerchiamento non porti a facili prede.  Un breve scontro in superiorità numerica intorno ad un rudere conclude la fase a fuoco e ci si può dedicare a disinnescare il sistema missilistico che costituisce l'OBJ.
Erik esegue il compito rapidamente, ma poi si sofferma sull'analisi della struttura interna e viene bonariamente allontanato dall'arbitro prima di poter smontare completamente l'artefatto scenico.
Al termine di una fase di spostamento in un angusto ma aereo passaggio, la squadra scende con cautela su un piccolo agglomerato urbano. Il terreno è sempre molto ripido ed abbandonata l'unica strada percorribile il team si deve dividere. É uno scontro inizialmente poco ritmato, condotto con molta cautela; la squadra ha finalmente ragione della difesa a corto raggio allestita con solo tre perdite. Nell'attesa, oltre il ponte dell'out, con il gradevole sottofondo dell'artiglieria della squadra e delle urla di Viola, Simo provvede ad elargire cibo in abbondanza, stipato in ogni anfratto del suo combat jacket.
Viene finalmente espugnato un attrezzatissimo laboratorio nel quale si visionano alcuni video su un computer e da quale è necessario asportare un misterioso campione prelevato sul luogo dell'incidente; tale viscida sostanza contamina effettivamente le mani di Igor che, omaggiato di cotanto realismo, nel dubbio cerca di pulirsi sulle mimetiche dei due "novellini" della squadra.
La gara entra a questo punto nella sua fase più caratteristica: avvertiti sin dal book di missione del rischio di interferenze durante i trasferimenti, i componenti della squadra si avviano lungo una sponda del fiume stretta e rocciosa, finendo in un'imboscata ben predisposta ma sfortunata, vittima del silenzioso Lollo che più o meno consapevolmente si è trovato a due passi da una Minimi avversaria con indicibile stupore per entrambe le parti. Un breve scontro a fuoco e l'ostacolo viene superato con una sola perdita ed i complimenti dei cecchini per l'ordine tattico mantenuto e la rapidità di aggiramento. Dal nido della mitragliatrice si guada (la prima delle innumerevoli volte) un freddo ma basso torrentello; qualcuno riesce più o meno dignitosamente a saltare da una pietra ad un'altra, poi Viola sdogana il concetto attraversando con palese indifferenza l'acqua alta fino al ginocchio, evento che agli altri componenti toccherà bissare negli altri sette guadi necessari a raggiungere la fine di un percorso lunghissimo ma molto ben studiato, panoramico e relativamente poco faticoso.

 

Cambiata sponda idrografica la squadra si muove con cautela, esaminando con cura il percorso vario che si apre di fronte agli scout del team. Si cercano cavi tesi tra gli alberi e "buche da lettere" da ispezionare. Senza bisogno di ordini la squadra si comporta come un bizzarro organo pluricellulare che cambia forma, adattandosi con calma all'ambiente circostante; un animale mostruoso composto da fucili d'assalto e facce concentrate che esaminano con cautela ogni conformazione rocciosa che possa celare un avversario.
Giunti incolumi dopo l'ennesimo (profondo) guado, i Seal affrontano un "settore femminile" (arbitro compreso): un game in cui è necessario ripulire un'area intorno ad una centrale di convogliazione dell'acqua (ovviamente reale e non utilizzabile) per recuperare delle chiavi necessarie nel rush finale.
Una felice interpretazione  del terreno (Viola docet) porta squadra sul versante destro, lontano dai campi minati e dagli archi di tiro sovrapposti di due abili tiratrici che, trovandosi in posizione tatticamente svantaggiosa ingaggiano un duello furioso ma inutile. La squadra raggiunge l'obiettivo principale senza perdite e lo rastrella con estrema cura, peccando forse di un veniale eccesso di zelo che costa una perdita ad opera delle mine a strappo.
Il gruppo si rimette un'altra volta in cammino, contintinuando a risalire il corso del torrente, costretto dal suo corso e dalle ripide pareti a superare qualche passaggio non propriamente agevole: aggregazioni rocciose arrotondate da vecchie piene e coperte di muschio capaci di sbarrare la strada al più prestante dei giocatori. Dopo tre ore di gioco si tratta di una procedura consolidata: impugnare l'AGS con una mano, bilanciare zaino e jacket e trovarsi al di là dell'ostacolo sotto la costante (e rassicurante) copertura della squadra. Uno sguardo indietro mostra solo sguardi concentrati dietro le tacche di mira dei fucili, sempre pronti dopo l'imboscata del precedente trasferimento. Il team non si risparmia certo durante il lungo percorso, procedendo con cautela e con tutti i settori adeguatamente coperti. Un eccesso di sospetto che non si rivela controproducente come lo è stato alla prima tappa di Campionato e consegna all'ultimo impegnativo settore una squadra sotto pressione ma determinata ad ottenere un successo decisivo in quella che si stava rivelando passo dopo passo una cavalcata difficile ma trionfale.


La partenza si preannuncia subito impegnativa su un terreno in forte pendenza, a tratti anche superiori alla soglia del 45%. La "componente terreno" rende il dispiegamento più laborioso del previsto ed una coppia di avversari schierata nel mezzo di un fronte più ristretto del solito infliggono le prime perdite tramite un fuoco frontale e ben trincerato in mezzo agli alberi. È necessario un aggiramento dall'alto per entrare in vista dell'edificio bersaglio e riempire senza pietà il nido nemico fino all'inevitabile "Preso!" dei cecchini.
Sotto qualche sporadica raffica proveniente dalla parte superiore dell'edificio, la squadra si riorganizza senza Tino e Viola ed ingaggia uno scontro violentissimo ai due margini del terreno. Impossibilitati a supportarsi a vicenda, i due piccoli team devono cavarsela da soli. Eliminato un cecchino sul fiume, Lollo viene sorpreso a distanza da una nutrita raffica da una finestra ma pur dichiarandosi con correttezza e tempismo, rimane stoicamente sotto la grandinata permettendo ad Andrea di scivolare incolume al coperto dietro la sponda del fiume.
Avuta ragione della resistenza esterna, Igor e Paolo penetrano rapidamente bonificando l'interno della struttura. L'ultimo obiettivo da raggiungere è l'apertura di un contenitore sigillato tramite le chiavi ritrovate nel corso delle operazioni precedenti. Il minuto successivo viene vissuto sulla falsariga del più emozionante film d'azione sul genere: ai due Seal viene chiesto di girare contemporaneamente le chiavi, con solo tre tentativi a disposizione.
Dopo un primo tentativo andato a vuoto è necessario abbattere l'adrenalina che scorre poderosa nelle vene, rendendo i movimenti imprecisi ed affrettati. Si ritenta, con calma e determinazione, Igor scandisce ad alta voce, ma è un nuovo fallimento.
Ultima chanche, in caso di fallimento di un obiettivo primario le possibilità di vincere si dovrebbero affidare all'imperizia degli avversari. Nessuno pare disposto a correre il rischio e la tensione si avverte con un'intensità quasi fisica anche dall'esterno della struttura. Un nuovo countdown, la voce del Presidente è leggermente acuta ma ferma, le pause regolari: silenzio dall'interno poi le due chiavi girano ed il contenitore si apre. L'arbitro convalida il risultato, il team tenta l'uscita, ma viene sorpreso da un cecchino appostato dietro un'altura. Igor cade ma Paolo è fulmineo nell'ingaggio nonostante le dimensioni della porta ed abbatte l'ultimo cecchino. Ottenuto il pacco contenente l'antidoto da iniettare agli altri operatori per salvarli dall'infezione contratta dopo l'urbano del terzo settore, Andrea e Paolo ritornano verso il punto dell'out; si tratta di una cinquantina di metri su un versante diagonale molto ripido, difficile da percorrere con una scatola di cartone in mano, quasi impossibile se si cerca di farlo con una caviglia mal ridotta come quella di Paolo. Sono minuti di sofferenza reale, si valuta persino di accettare un morto in più pur di completare l'esfiltrazione, ma in fin dei conti, un Seal è pur sempre un Seal e tutti gli operatori "vivi" raggiungono la zona di esfiltrazione, concludendo con successo anche il quinto ed ultimo settore.
Il margine superiore del game si rivela la zona di parcheggio delle macchine, a palese testimonianza di un percorso assai ben studiato, capace di coinvolgere gli operatori in una lunga marcia senza comprometterne l'efficienza fisica ed agonistica.
Tirando le somme conclusive dell'esperienza, si è trattato di una giornata memorabile in un contesto montano piuttosto raro nel novero delle ambientazioni del Campionato CSAP e molto diverso dal terreno che i Seal conoscono ed utilizzano durante gli allenamenti. L'ambientazione pulita e priva di fitto sottobosco ha generato scontri sulla media distanza, resi particolarmente soddisfacenti dall'esemplare condotta dei cecchini. La gara si è rivelata complessa, ricca di dettagli e con un numero di bonus sufficienti a distanziare adeguatamente le squadre in classifica.
Il Seals team si è aggiudicato la Coppa con 400 punti di vantaggio sulla seconda, sfiorando la gara perfetta, con 6 OBJ primari catturati e 19 bonus sui 20 disponibili. Per ciò che invece concerne le dinamiche interne, la squadra ha ammortizzato con volontà ed efficienza un momento transizionale nel quale è avvenuto un iniziale affiancamento dei "giovani" ai titolari della prima squadra.

Non si tratta beninteso di un pensionamento anticipato per coloro che non c'erano quel giorno, ma di un segnale forte lanciato dal Direttivo, che chiama a raccolta intorno a sé i nuovi membri del Club, in cerca di forze fresche da formare con la dovuta cura (e col prezioso tempo che è necessario per ogni individuo). Questo fatto, unito ai numeri degli effettivi (ormai giunti a sfiorare le cinquanta unità) tratteggiano le linee preliminari di una Associazione Sportiva sana ed in costante espansione, dotata di autonomia tecnica ed organizzativa ma soprattutto capace di veicolare un prezioso messaggio che parla di amicizia, integrazione generazionale e sport.  



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